Da qualche anno, forse sicuramente a partire dal periodo post pandemico si sta assistendo ad un fenomeno che posso chiamare “sartorialità” nel lusso immobiliare: non più consumi di massa, ma esperienze personalizzate, esclusive, pensate per l’individuo.
Questa filosofia sta rivoluzionando il mercato del lusso, spingendo i i ricchi a voltare le spalle alle metropoli caotiche per residenze su misura in contesti rurali o periurbani.
Milano, Roma, Londra, New York: queste città simbolo del lusso globale oggi soffrono di un paradosso.
Offrono tutto – shopping in via Montenapoleone, eventi esclusivi, skyline mozzafiato – ma a caro prezzo.
Traffico asfissiante, inquinamento cronico, privacy zero.
I dati parlano chiaro: secondo Knight Frank’s Wealth Report 2025, il 62% degli high-net-worth individuals (HNWI) con patrimoni oltre i 30 milioni di euro sta riducendo la presenza urbana( dati Idealista Q4 202 ).
Perché?
La pandemia ha accelerato una fuga già in atto, verso spazi che privilegiano qualità della vita su quantità di square meters.
Qui entra in scena quella che viene chiamata sartorialità immobiliare.
Non si tratta di ville anonime in periferia, ma di residenze progettate come abiti bespoke: un vigneto privato in Toscana con cantina personalizzata, una dimora sulle colline del Chianti con piscina infinity che riflette il paesaggio, o un casale restaurato in Umbria con sistemi smart home integrati alla natura. Pensate a Lake Como o alla Costiera Amalfitana: qui il lusso è discreto, intimo.
Un mio conoscente, imprenditore tech da Milano, ha scelto una villa “tagliata su misura” vicino a Como: materiali locali, giardini zen, helipad privato. Risultato? Un investimento che valorizza del 15% annuo, grazie alla rarità.
Questi “rifugi sartoriali” fondono tradizione italiana ( l’artigianato del mobile, l’architettura rinascimentale) con innovazione: pannelli solari invisibili, enoteche con controllo AI della temperatura, spa con terme naturali.
Non è fuga, è evoluzione: il lusso non si compra, si crea.
Per chi opera nel real estate di fascia alta, questo è il momento.
Le grandi città perdono appeal (vendite luxury a Milano down del 18% nel 2025, per dati Idealista), mentre borghi come Cortina o le Langhe esplodono (+25% transazioni).
Consigli pratici:
Scegliete location “nascoste“: entro 1 ora da hub aeroportuali, con accesso natura.
Personalizzate tutto: dal design biofilico alla security invisibile.
Pensate green: certificazioni LEED per valorizzare il resale.
In Italia, con il suo patrimonio UNESCO e il boom del turismo esperienziale, siamo all’avanguardia. La sartorialità non è un trend: è il futuro del lusso.
Se siete degli operatori real estate di fascia alta come state vivendo questa migrazione? Condividete nei commenti .
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